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Le paure

Leggende di Castione della Presolana e dintorni

Laboratorio di Storia locale - a.s. 2000/2001
Classe III A e III B - Scuola Media di Castione della Presolana.

Insegnanti coordinatori: Milena Picinelli, Sergio Rossi.

Alunni: Maria Chiara Caffi, Valentina Ferrari, Manuela Ferrari, Stefano Ferrari, Nancy Medici.

I disegni sono della prof.ssa Maddalena Patrone e dell'alunno Michele Guerinoni.

Un ringraziamento particolare a Marco Bendotti, alle classi III A, III B e a tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo progetto.

Ringraziamo i nonni che, con entusiasmo, hanno collaborato con noi alla stesura di questa raccolta.

 

Prefazione

Tempo fa, quando ancora la televisione non aveva invaso le nostre case e l'era di Internet era lontana, nei nostri paesi di montagna c'era l'abitudine di riunirsi nelle stalle dove era possibile trovare un ambiente caldo e buona compagnia.
Nelle lunghe serate invernali i nonni amavano raccontare storie che avevano come protagonisti diavoli, streghe e altri esseri misteriosi che popolavano la notte.
Questi racconti avevano lo scopo non solo di divertire, ma anche di impaurire i più piccoli per trattenerli in casa, per impedire loro di uscire da soli; grande era l'impressione che nasceva nella mente di chi li udiva e reale era il sentimento di terrore che producevano.
Le leggende erano trasmesse oralmente, di bocca in bocca, e chi le aveva ascoltate da bambino le raccontava a sua volta ai propri nipoti.
Ai nostri occhi smaliziati queste storie possono apparire ingenue, ma costituiscono un patrimonio culturale molto prezioso che occorre salvaguardare e consegnare alle generazioni successive alla nostra, per mantenerne viva la memoria.
Abbiamo raccolto questi ricordi dalla viva voce di alcuni degli abitanti di Castione della Presolana: noi ci siamo divertiti, abbiamo imparato a conoscere e ad amare il mondo semplice di una volta; ci auguriamo che anche i lettori possano apprezzare queste piccole testimonianze della fantasia e della cultura della nostra terra.

Castione della Presolana, maggio 2001

 

Ai nostri nonni

 

I SIGNORI DELLA NOTTE

Il regno delle tenebre offre l'atmosfera più adatta per ambientare storie di paure; nei racconti dei nonni, infatti, le vicende più coinvolgenti hanno tutte come sfondo il buio.
La notte spaventa gli uomini perché nell'oscurità la fisionomia delle cose reali svanisce: ciò permette all'immaginazione di viaggiare liberamente e di costruire forme fantastiche.
L'ora del tramonto segnava la fine tra il mondo della realtà e quello misterioso della fantasia: tutti gli esseri che popolavano la notte iniziavano a comparire proprio dopo il suono dell'Ave Maria.

Tra loro la faceva da padrone il Diavolo:
era possibile incontrarlo ovunque; per le stradine e i portici del paese circolava indisturbato in attesa delle proprie vittime; veniva descritto come un essere rosso, che stringeva in mano un bastone dal quale usciva una fiamma: si trattava della forca che usava per punzecchiare i cattivi che finivano all'inferno e non mancava di esibirla con esuberanza, mettendo in fuga chiunque ne intravedesse la sagoma.

Narrano che ci fosse chi si divertiva alle spalle degli altri: mascherato da diavolo, vestito di nero e con la faccia imbrattata di fuliggine, girava di stalla in stalla a terrorizzare la gente che era turbata dalla sua inquietante figura.

Arda che al ve al luf!
era la minaccia più ricorrente, ma, oltre al lupo, chi si avventurava la notte per le strade, poteva incappare in altri incontri.

C'era un altro individuo poco raccomandabile che animava le notti, aveva un nome molto curioso:
il Basadone.
Il Baciadonnne era descritto come un essere dall'aspetto raccapricciante: era storpio e gobbo, aveva unghie lunghe e dalla sua bocca uscivano fiamme di fuoco.

Si aggirava misteriosamente per il paese anche
lo Spaccalegna:
era lo spirito di un defunto che non riusciva a trovare pace e che, di notte, faceva risuonare tra i vicoli il rumore della sua accetta.

Con grande meraviglia dei più piccoli, i vecchi raccontavano che vi fossero animali capaci di compiere metamorfosi strabilianti, di trasformarsi, da un giorno all'altro, in esseri dotati di una natura diversa:
Vedi quel cane ?
dicevano,
Domani sarà una capra.
Vedi quel gatto?
Domani sarà un pulcino.
I bambini trascorrevano notti tormentate nell'attesa di poter verificare l'indomani l'accaduto.


dai racconti di:
Antonia Ferrari, Angela Canova,
Giovanna Canova, Franco Tomasoni,
Giuditta Calvetti, Costanza Zanardini

 

LA DONNA GATTA

Raccontano
che molto tempo fa sia capitato ad alcuni pastori
un caso particolare.
Mentre si dirigevano con i loro cavalli
verso la località chiamata
Rusio,
improvvisamente,
lungo il cammino,
le bestie si fermarono
e fu impossibile farle continuare.
I pastori non capivano cosa le rendesse così ostinate,
ma era evidente che erano
terrorizzate
da una paura inspiegabile.
Ad un tratto
scorsero in lontananza
una gatta.
I cavalli diventarono sempre più nervosi
e iniziarono a scalpitare.


Ben presto i pastori
furono costretti a scendere a terra,
ormai in preda al panico.
Raccolto un bastone,
colpirono ripetutamente sul muso la bestia
che tutta insanguinata fuggì .
A distanza di alcuni giorni
per le strade del paese videro circolare
una donna
col viso fasciato da bende sporche di sangue.
I pastori quando la notarono,
collegarono l'immagine della persona
a quella della gatta e
la identificarono con la bestia che avevano bastonato.
Conclusero allora che
quella femmina,
essendo in grado di trasformarsi,
possedeva
poteri magici diabolici.


Storia raccontata
da Antonia Ferrari


LE DUE MONACHE BIRICHINE

C'erano una volta due giovani ragazze che si divertivano a giocare scherzi di cattivo gusto terrorizzando i malcapitati che cadevano nei loro tranelli. Il fatto strano è che si trattava di due sorelle destinate al convento: non avevano però un carattere mite e tranquillo come si addice alle suore, ma erano dispettose e furbe; forse avevano solo voglia di giocare, ma i loro scherzi non erano graditi a tutti.
Avevano preso l'abitudine, ste giandune (queste buontempone), di nascondersi nei boschi per spaventare due sorelle loro coetanee che, ogni sera, trasportavano il latte con la brenta dalla loro casa alla casera. Le poverine immancabilmente tornavano dai genitori piangendo.
Una sera il padre delle due sfortunate decise di vendicare le figlie: si travestì da donna, mise sulla testa un fazzoletto che usavano le anziane ai tempi, si appoggiò la brenta sulle spalle e partì dirigendosi verso il bosco. Le due monache, che stavano appostate dietro i cespugli in attesa delle loro vittime, non appena lo videro si avventarono su di lui per terrorizzarlo..
Lasciamo immaginare a voi lo stupore delle due giandune, quando si accorsero di essere cadute in un inganno; noi vi diciamo solo che . . .
. . . le due birichine
prima di diventare monache,
furono battezzate . . .

Storia raccontata
da Antonia Ferrari


LA PREGHIERA


Questa preghiera veniva recitata da una bambina di nome Giuditta: durante la sua infanzia, ogni sera, prima di andare a dormire, sua mamma la faceva inginocchiare ai piedi del letto e la faceva pregare con queste parole:


La meditazione della morte

Vita breve, morte certa,
del morire l'ora è incerta;
un'anima sola si ha,
se si perde che sarà?
Se perdo il tempo che adesso ho,
alla morte non l'avrò.
Dio mi vede, Dio mi giudicherà,
Paradiso o Inferno mi toccherà .


Giuditta Tomasoni

 

LO ZIO GIUANÌ

Lo zio Giuanì fu vittima di uno scherzo di cattivo gusto, ma, grazie al suo coraggio, riuscì a smascherare l'ideatore dell'inganno.
Raccontano che una sera, mentre se ne tornava a casa da solo, arrivato nei pressi della chiesa di Castione, vide comparire dalla stradina che porta al cimitero una sagoma strana, che lo accompagnò per un tratto senza mai rivolgergli la parola. Questo essere incuteva molto timore al povero Giuanì perché egli aveva udito raccontare tante storie di fantasmi, però, facendosi animo, reagì; si volse indietro e cercò di capire di chi fosse quella figura; in quel momento vide la sagoma di un uomo coperto con un lenzuolo.
Giuanì, con forza e coraggio, si rivolse a lui dicendo minaccioso:
Se sei morto,
requiem aeternam e pace alla tua anima;
ma se sei vivo,
adesso faremo i conti.
Dopo di che lo costrinse a togliersi il lenzuolo: quando si accorse che si trattava di un suo compaesano gli diede quattro legnate in testa e vi assicuriamo che, da quel giorno, il burlone perse la voglia di mascherarsi.


Storia raccontata da
Antonia Ferrari

 

IL GOMITOLO MALIGNO


C'era una volta,
nella zona Castello,
un orco maligno
che aveva il potere di trasformarsi
in diversi oggetti,
i quali venivano usati per ideare scherzi cattivi.
Un giorno l'orco si trasformò in
un gomitolo di cotone
che venne usato da
una giovane donna
per cucire
il suo abito da sposa.
Quando arrivò il momento delle nozze,
la povera ragazza, giunta sul sagrato,
si ritrovò senza vestito
perché il diavolo,
essendo maligno,
non poté entrare in chiesa!


Storia raccontata da
Gemma Piccardi


CATERINA E LE ZUCCHE


C'era una volta in un prato una comunità di folletti, i quali ogni sera si mettevano d'accordo per andare insieme a raccogliere delle zucche in un terreno vicino. Ma Caterina, una folletta furba, anticipava sempre di un'ora l'appuntamento, per poter raccogliere le zucche più grosse. I folletti, però, se ne accorsero e decisero di farle uno scherzo: si sarebbero nascosti in una zucca molto grande e l'avrebbero messa nel prato; Caterina al vederla l'avrebbe portata a casa. La sera dell'evento i folletti fecero come deciso e si nascosero nella zucca. Caterina cadde nel tranello, infatti, vedendo la zucca la raccolse avidamente.
Non appena giunse a casa però tutti i folletti nascosti uscirono. Caterina spaventata ammise di essere stata egoista e, per farsi perdonare, offrì la cena a tutti; promise poi che sarebbe rimasta fedele agli orari stabiliti e avrebbe rispettato i patti per sempre.

Un po' per uno
non fa male
a nessuno!

Storia raccontata da
Gemma Piccardi

 

IL VECCHIO BESTEMMIATORE


Quando suonava l'Ave Maria
mia madre mi diceva sempre:

L'AVE MARIA E´ SUONATA
E QUEL VECCHIO PER LA STRADA
COMINCIA A BESTEMMIAR;
BESTEMMIA PURE, O VECCHIO,
CHE ANDRAI ALL'INFERNO E
CI STARAI IN ETERNO.

Così per paura del vecchio bestemmiatore
la sera non uscivo di casa.


Storia raccontata da
Angela Canova


IL VECCHIO SALVATO DALLE DUE ANIME

Un giorno un anziano del paese si recò a riscuotere la pensione, ma invece di ritornare a casa subito, pensò di andare a bere un bicchierino con gli amici all'osteria.
Ridendo e scherzando, non si accorse che il tempo passava; quando guardò l'orologio era ormai sera: allora decise di incamminarsi verso casa.
Due individui, i quali sapevano che il giorno stesso egli era andato a ritirare dei soldi, gli si avvicinarono nell'intento di derubarlo; ma all'improvviso spuntarono dal niente due figure che si accostarono al vecchio: allora i due ladruncoli terrorizzati scapparono a gambe levate.
Il giorno dopo il vecchietto andò di nuovo all'osteria e i suoi amici chiesero chi fossero quelle persone che la sera precedente erano insieme a lui; egli innocentemente rispose che non era in compagnia di nessuno: il povero anziano, infatti, non si era accorto di quanto era avvenuto la sera precedente.
Si capì allora che le due figure che lo avevano salvato erano le anime buone di due defunti, tornate sulla terra per proteggerlo.

Storia raccontata da
Letizia Morstabilini

 

UN CANE MISTERIOSO


Raccontano che lungo la strada che mette in collegamento la Val di Scalve con la Val Camonica, all'altezza di Cerete Basso, in Val Borlezza, in una notte buia, degli uomini in cammino verso Castione, videro comparire un cane nero che li accompagnò fino all'uscio della loro stalla, per poi sparire nel nulla silenziosamente.
Si trattava di una presenza inquietante, forse di un fantasma che procurò loro paura, anche se non riuscirono mai a spiegarsi razionalmente che cosa avesse suscitato in loro l'ansia vissuta quella notte e, soprattutto, da dove fosse venuto quel cane e che significato dare alla sua comparsa.


Storia raccontata da
Antonia Ferrari


LA CAVRA BESULÅ


Uno degli animali leggendari la cui fisionomia è ormai difficile ricostruire è quello chiamato cavra besulå. Col tempo, infatti, il racconto originario si è deformato e nella memoria degli anziani questo animale ha assunto identità diverse.
Per alcuni si tratta di una capra terrificante che spaventava i pastori.
Altri ricordano la cavra besulå come un uccello notturno, il cui verso era simile ad un belato.
Chi la incontrava rischiava di essere rapito e di scomparire per sempre; i vecchi sostenevano che, la sera, nelle case non bisognasse tenere accesa la lampada troppo a lungo perché l'uccello, attirato dalla luce, sarebbe potuto penetrare nelle case a rapire i presenti.
Certo, questo racconto serviva ad intrattenere gli ospiti delle stalle, era però anche un efficace sistema per insegnare a tutti a risparmiare il costoso olio per le lampade


Storia raccontata da
Costanza Zanardini


LA CASA MALEDETTA


Si diceva che i defunti tornassero tra i vivi e si facessero sentire perché erano morti con la coscienza sporca o perché, morendo, avevano lasciato sulla terra degli affari irrisolti, così il loro spirito si tormentava e non riusciva a trovare pace.
Tempo fa, in una casa di Castione, dopo l'Ave Maria, si sentivano presenze strane: tutti dicevano che erano i morti e più nessuno osava entrarci.
Gli abitanti se n'erano andati abbandonando l'edificio e si erano stabiliti altrove, cambiando addirittura paese.
Dicevano che questa casa fosse stata costruita con del denaro sporco, perciò il vecchio proprietario dopo la morte non riusciva a trovare pace e tornava tra le mura domestiche ogni notte.
Gli anziani dicono però che, dopo il concilio di Trento, tutti gli spiriti siano stati rinchiusi in una torre, così non possono più vagare fra gli esseri viventi come una volta.

 

IL RAGAZZO MISTERIOSO


C'erano una volta nel centro di Castione dei giovani che la domenica, invece di andare in chiesa ad ascoltare la messa, rimanevano in piazza a suonare e a ballare in compagnia.
Un giorno un ragazzo molto bello, ma sconosciuto ai componenti del gruppo, chiese ad una delle ragazze presenti di danzare con lui; ella accettò volentieri l'invito, ma, mentre ballava, si accorse che i piedi del bel giovane si erano trasformati in zoccoli.
Sì, proprio degli zoccoli, come quelli delle capre.
I presenti si spaventarono e corsero via; la ragazza che aveva ballato con lo sconosciuto morì di paura.
Da quel giorno tutta la gente del paese la domenica frequentò la messa e il catechismo.


Storia raccontata da
Gemma Piccardi


LA CAPRA GIGANTE


Si racconta che spesso di notte nelle cascine in montagna, i pastori sentivano un campanaccio e un abbaiare di cani che li facevano sobbalzare e li costringevano ad alzarsi dal letto impauriti.
Una volta, a tarda sera, un pastore che si trovava in un canalone ai piedi della Presolana, sentì i cani abbaiare e, subito dopo, udì il suono del campanaccio; d'un tratto vide davanti a sé una capra gigante con occhi di fuoco: dapprima rimase impietrito, poi si mise a correre a più non posso, lasciandosi alle spalle quell'essere mostruoso che non riuscì più a dimenticare.


Storia raccontata da
Angela Canova

 

IL VECCHIO DELLA FONTANA

I nonni raccontavano che a volte i morti comparivano ai vivi come fantasmi per avvisare che le loro anime stavano scontando le pene del Purgatorio e avevano bisogno che i loro cari pregassero per facilitare l'ascesa al Paradiso.
Tempo fa, gli abitanti di un paesino di montagna nei pressi del lago d'Iseo, iniziarono a vedere lo spirito di un anziano morto da qualche anno: ogni notte, verso le quattro, compariva presso un'antica fontana per lavare suoi panni sporchi:
silenziosamente,
insaponava,
strofinava,
risciacquava,
poi ammucchiava
i panni bianchi da un lato e
quelli neri dall'altro.
Ogni notte, il vecchietto ripeteva
incessantemente il suo rituale:
silenziosamente,
insaponava,
strofinava,
risciacquava,
poi ammucchiava
i panni bianchi da un lato e
quelli neri dall'altro.

Le donne erano terrorizzate e non volevano più fare il bucato; nessuno riusciva a comprendere che cosa volesse comunicare lo spirito della fontana.
Egli riuscì a trovare pace solo quando gli anziani del paese capirono che la sua anima aveva bisogno di preghiere e chiesero al parroco la celebrazione di alcuni uffici funebri in sua memoria .

Da allora,
la gente del paesino,
passando accanto alla fontana
nelle ore notturne,
scruta nell'ombra
intenta a cercare
lo spirito del vecchio.

Storia raccontata da
Costanza Zanardini


Durante la notte, infatti, l'ospite ingrato chiamò dalla finestra un compagno e svaligiò la cantina ai poveri pastori che, ingenuamente e generosamente, lo avevano accolto.
Solo l'indomani, quando si accorsero che la loro dispensa era completamente vuota, marito e moglie capirono che...
gli angeli
di cui parlava il loro ospite,
erano i loro salami,
gli arcangeli
erano i cotechini,
i cantaclor
erano i galli
e le so set moer erano le sette mogli dei galli,
o, per meglio dire, le galline.


Storia raccontata
da Gemma Piccardi

 


GLI ANGELI E GLI ARCANGELI


Al Passo della Presolana si trovava una stalla abitata da un pastore e da sua moglie: vivevano in pace trascorrendo gran parte della loro vita nella solitudine dei monti.
Una sera sentirono bussare alla porta.
Molto sconcertati, andarono ad aprire: sulla soglia videro un uomo che diceva di essere un pastore appena sceso dalla vetta in cerca di un luogo dove pernottare, in attesa di raggiungere il paese all'indomani.
Il pastore, che era molto ospitale, gli offrì un piatto di minestra e dei pezzi di formaggio accompagnati da una fetta di polenta calda.
Dopo una breve chiacchierata, la moglie del pastore disse che era ora di andare a dormire e preparò in cantina il letto per il nuovo ospite.
Nel sonno i due pastori udirono il viandante cantare con allegria:
E me so che
coi angei,
coi arcangei,
coi cantaclor
e le so set moer!


UNA BRUTTA AVVENTURA

Una volta una donna che si trovava in località Castello a fare il fieno, cadde dalle rupi scoscese che circondano questo posto.
Ai tempi le donne usavano portare la tonga, un'ampia gonna che arrivava fino ai piedi; fu proprio grazie a questa veste che la poverina riuscì a salvarsi: la tonga, infatti, funzionò come un paracadute e attutì il colpo della caduta.
La donna precipitò su una pianta e miracolosamente uscì dall'incidente illesa.


Storia raccontata da
Antonia Ferrari


Ecco l'elenco di coloro che abbiamo intervistato:

Canova Angela
Nata Castione della Presolana nel 1932
Vive a Castione della Presolana (BG)

Canova Giovanna
nata a Castione della Presolana nel 1932
Vive a Castione della Presolana (BG)

Calvetti Giuditta
Nata a Schilpario nel 1921
Vive a Bratto (BG)

Ferrari Antonia
Nata a Castione della Presolana nel 1921
Vive a Castione della Presolana

Morstabilini Letizia
Classe 1922
Vive a Gromo (BG)

Piccardi Gemma
Nata a Castione della Presolana nel 1934
Vive a Bratto (BG)

Tomasoni Franco
Nato a Castione della Presolana nel 1919
Vive a Castione della Presolana (BG)

Zanardini Costanza
Nata a Pisogne nel 1914
Vive a Pontasio, Pisogne (BS)

 

 

 
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